Galleria Virgin of Guadalupe

Vergine di Guadalupe, Messico 2018

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® Ana Livingston

 

 



 


 

® Anthony Delgado

 
I giorni sono freddi tra le montagne in quel periodo dell’anno, le notti sono ancora più fredde. A un’altitudine di 10.000 piedi l’aria è più sottile, ci si abitua, ma la respirazione del primo giorno è breve e veloce. Normale alla mia età, ma anche i giovani fotografi spagnoli cui abbiamo dato un passaggio erano a corto di fiato.
E poi la luce pura subito dopo il sorgere del sole, che scorreva tra gli alberi, e poi il vulcano Popocatepetl nella sua brillante chiarezza mentre i pellegrini che ci passavano innanzi ci facevano svanire i nostri disagi.

Luogo e tempistica – posto giusto, ora esatta o posto sbagliato, ora sbagliata? Nel mio caso, vedere la nuvola nera sbuffare dalla vetta del vulcano mentre lo fotografavo, e sentire il rombo dell’esplosione seguito da un’enorme nube di funghi che si formava sopra di esso mi ha fatto venire un brivido – ma dalla mia posizione, chilometri di distanza dal vulcano è diventata un’opportunità fotografica unica.

Le piccole città e villaggi che abbiamo visitato prima di arrivare alle montagne sembrano che si sono fermate nel tempo, non del tutto naturalmente, c’erano telefoni cellulari e luci natalizie al LED e internet, questi aspetti della modernità hanno trovato la loro strada in luoghi remoti – ma altri aspetti no così tanto. Era un mondo diverso da quello in cui vivo, ma ci si adatta rapidamente alla dualità.

La folla di pellegrini lungo il passo di montagna ci ha preparato un poco per le riprese fotografiche a Città del Messico. Basta moltiplicare per 100 la dimensione della folla e il caos visivo per avere un senso di ciò che è la scena intorno alla Basilica di Guadalupe. Trovare una foto isolata e pulita è difficile, una ripresa più ampia quasi impossibile. Come mi è stato consigliato, e col beneficio del senno di poi, 50 mm o un obiettivo ancora più stretto, devi essere vicino – o essere pronto a tagliare le tue foto spietatamente.

Ciononostante, a parte le difficoltà fotografiche, Città del Messico è una città multi-strato meravigliosamente densa. Ho appena avuto il tempo di graffiarne la superficie. Sono riuscito a vedere circa un terzo dei musei e dell’arte che speravo, e ho visitato alcuni dei quartieri. La scoprirò meglio la prossima visita.

Ho menzionato il cibo? Tacos al pastore quasi ovunque – sempre. Tacos de Chicharron, Carnitas e Pulpo fra le tante cose, polli arrosto, chilaquiles, enchiladas, varie quesadillas, un’insalata di papas, cemitas, trote alla piastra, Pozole, ottima pizza Margherita, Robalo alla griglia – e succo d’arancia appena spremuto ovunque, sempre. Il miglior Pan Dulce che abbia mai mangiato, appena uscito dal forno del panificio.

La fotografia è facile: basta guardare attraverso il piccolo foro e premere il pulsante, giusto? A volte, (raramente) un’immagine scattata rapidamente produce una buona foto. Più spesso, l’opportunità è così breve, o ci sono tanti elementi che distraggono, o si lavora in una situazione con scarso risultato, o ci sono gli errori e difficoltà tecniche commesse dall’autore, – qualsiasi abilità che hai deve essere accompagnata da un po’ di fortuna. Poi arriva la parte più difficile, quali di tutte queste care fotografie è, in effetti, una buona foto, la quinta essenza di un’immagine che è destinata a vivere un po’’più a lungo, che non fa parte delle foto morte, defunte. Nella tragedia dell’editing, così poche immagini sopravvivono.

Ci sono da aggiungere le opportunità uniche che il workshop mi ha dato, ho trovato l’onestà e il buon ragionamento visivo che Ernesto apporta al processo di edizione che è di grande valore e un insegnamento per il quale rimarrò sempre grato.

E quasi dimentico Gosha, la mia compagna nell’avventura fotografica e compagna di pranzo. Mi auguro che potrai superare le difficoltà tecniche e continuare fare le meravigliose foto che hai fatto.

Anthony Delgado
 



 


 

® Carlotta Boettcher

 

 



 


 

® Malgorzata Niemczyk

 

Mi piacerebbe ritornare a quei giorni.
Il workshop con Ernesto Bazan è stata una preziosa esperienza fotografica, ma anche un’incredibile avventura. Grazie ad Ernesto, ho incontrato persone meravigliose e visitato luoghi incredibili.
Questo è stato il mio primo viaggio nel magico Messico e spero di tornarci presto.
È stato fantastico discutere di fotografia, dare e ricevere feedback. Insieme, alla ricerca di uno stile fotografico individuale.
Durante il workshop, abbiamo fotografato in diverse città, villaggi e abbiamo anche trascorso un po’ di tempo con la natura. È stato eccitante. Certo, abbiamo anche approfittato dell’ottimo cibo locale.
Il Messico è un paese colorato pieno di fede e bellezza. Mi sento onorata di essere stata in grado di fotografarlo. Ho sentito il calore nel mio cuore quando stavo scattando foto della gente nello spazio circostante. È stata un’esperienza spirituale. Grazie a ciò, mi sono innamorata del Messico.

Malgorzata Niemczyk

 

 


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